
L’osteoartrite è il disturbo articolare più comune al mondo. Quasi tutti conoscono i suoi effetti in qualche momento della vita. Anche il numero di giovani colpiti è in aumento. L’osteoartrite non si forma da un giorno all’altro. L’usura dell’articolazione dovuta alla degenerazione della cartilagine può svilupparsi nel corso di anni. Spesso gli stadi iniziali non causano quasi alcun fastidio, tanto che la malattia viene notata appena all’inizio.
Molti pazienti riferiscono di sentire dolore ogni volta che muovono o sollecitano le articolazioni artrosiche. Il dolore che compare dopo periodi di inattività o la rigidità delle articolazioni al mattino, che migliora con il movimento ripetuto, sono caratteristici degli stadi iniziali dell’osteoartrite. Il dolore persistente nelle fasi di riposo o di notte può già essere considerato un sintomo di osteoartrite avanzata. Il dolore può aumentare in caso di stress fisico o di clima freddo o umido. I pazienti spesso descrivono anche uno scricchiolio delle articolazioni.
Le ossa sono collegate tra loro con articolazioni flessibili. Le aree di contatto sono ricoperte da tessuto cartilagineo che impedisce alle ossa di sfregare l’una contro l’altra. La cartilagine è costituita dai condrociti e dalla matrice extracellulare (ECM) prodotta dai condrociti.
Lesioni, stress fisico improprio (aggravato dal sovrappeso), disturbi del metabolismo della cartilagine o errate regolazioni nella formazione o nella disgregazione della matrice extracellulare possono provocare difetti della cartilagine.[1] Anche alcuni antibiotici (inibitori della girasi) possono favorire la disgregazione della cartilagine. Se i condrociti non possono più essere attivati per riparare la matrice, il tessuto cartilagineo degenera con conseguente osteoartrite.[2]
Stadio iniziale – Osteoartrite di grado 1
Di solito, l’osteoartrite inizia con un piccolo danno alla cartilagine. Quando questa si espande e si sviluppano i primi cambiamenti sull’osso (un processo visibile con la risonanza magnetica), si parla di osteoartrite.
Stadio intermedio – osteoartrite di grado 2 e 3
La cartilagine articolare perde la sua flessibilità e diventa fragile. La struttura delle cellule cartilaginee è danneggiata. Alcune superfici ossee sono già esposte e sfregano l’una sull’altra durante il movimento. Questo può causare un forte dolore. Si può formare sostanza ossea superflua (sclerotizzazione subcondrale), e si possono sviluppare anche cisti subcondrali con un diametro fino a un centimetro.
Stadio avanzato – osteoartrite di grado 4
Iniziano a svilupparsi superfici ossee più ampie senza copertura cartilaginea (difetti condrali). L’usura della cartilagine è così massiccia che la fessura articolare non è quasi più presente. A questo punto, il dolore diventa spesso insopportabile durante i movimenti e spesso anche a riposo. Può verificarsi un versamento articolare (idrope articolare) con gonfiori visibili e palpabili e una limitazione della flessibilità dell’articolazione. I muscoli, i legamenti, i tendini e le capsule articolari adiacenti possono essere danneggiati. A causa di queste alterazioni delle ossa, l’articolazione potrebbe anche irrigidirsi completamente.
L’osteoartrite può colpire praticamente tutte le articolazioni se la cartilagine è danneggiata.
L’artrosi di più articolazioni contemporaneamente è chiamata poliartrosi.
L’artrosi post-traumatica non è causata dalla degenerazione, ma è una conseguenza di una lesione.
Molti trattamenti sono puramente sintomatici e non arrestano il processo artrosico, ma si limitano ad alleviare il dolore per qualche tempo. Le iniezioni o le infusioni endovenose di antidolorifici, acido ialuronico e altri farmaci sono solitamente combinate con misure fisioterapiche per alleviare i sintomi. Tuttavia, in questi casi la malattia stessa progredisce. Alla fine, potrebbe rendersi necessario un intervento chirurgico per sostituire l’articolazione usurata con una artificiale.
Sostituzione dell’articolazione a rischio – Endoprotesi totale – TEP
Ogni anno, nella sola Germania, vengono impiantate oltre 400.000 articolazioni artificiali di ginocchio e anca.[3] Migliaia di queste necessitano di ulteriori interventi chirurgici a causa di varie complicanze come infezioni, trombosi, embolie, danni ai nervi, fratture, calcificazioni o allentamento della protesi. I dati recenti di un metastudio mostrano che un paziente su cinque non è soddisfatto della sua endoprotesi di ginocchio a causa, tra l’altro, di dolore, infezioni, mobilizzazione della protesi o limitazioni di movimento.[4]
Stimolazione biofisica molecolare
La terapia MBST non chirurgica ha un approccio terapeutico diverso e mira a preservare l’articolazione naturale. Mira alla degenerazione della cartilagine, una delle cause principali dell’osteoartrite.
Il metabolismo è alla base di tutti i processi vitali del corpo e richiede molta energia. Questa energia è necessaria anche nel tessuto cartilagineo per formare, conservare e riparare il tessuto. Se le cellule della cartilagine mancano di energia, i meccanismi di riparazione endogeni non possono più essere eseguiti e si verifica la degenerazione della cartilagine. I condrociti delle diverse zone della cartilagine ialina differiscono per dimensioni, forma e attività metabolica. Ogni condrocita è responsabile del mantenimento della matrice extracellulare e del metabolismo nelle sue immediate vicinanze.[2] Piccoli difetti possono essere parzialmente riparati da condrociti sani. Tuttavia, il tessuto cartilagineo contiene pochi vasi sanguigni e ha un’attività metabolica lenta, per cui la rigenerazione richiede molto tempo. I difetti della cartilagine articolare compromettono il meccanismo di riparazione a causa dell’insufficiente metabolismo della matrice. Le cellule cartilaginee devono quindi aumentare il loro metabolismo per mantenere il metabolismo della ECM. Nei processi artritici degenerativi, i condrociti non sono più in grado di compensare la cartilagine degenerata. La conseguenza può essere la perdita completa e irreparabile dello strato di cartilagine.[2]
Questo è il punto di partenza della terapia MBST. Il sistema terapeutico MBST è stato sviluppato per trasferire energia al tessuto cartilagineo in modo mirato. Il suo obiettivo è quello di aumentare il metabolismo e quindi di riattivare i meccanismi di riparazione e i processi di rigenerazione propri dell’organismo. La terapia MBST affronta quindi direttamente una delle cause[5] dell’osteoartrite.
La terapia MBST si basa sul principio fisico della risonanza magnetica, in cui i nuclei di idrogeno assorbono energia e la rilasciano nuovamente in parte nel tessuto circostante. I dati scientifici suggeriscono che la tecnologia di risonanza magnetica MBST stimola vari processi biofisici e innesca effetti antinfiammatori e antidolorifici.[6,7,8] Le cellule danneggiate vengono influenzate in modo tale da innescare processi rigenerativi naturali. Il tessuto trattato riacquista la massima funzionalità possibile.
La risonanza magnetica MBST è utilizzata non solo per l’osteoartrite, ma anche per il trattamento di altri danni al tessuto cartilagineo, ad esempio le lesioni meniscali. Consultate un medico in un centro di trattamento MBST per sapere se anche i vostri disturbi possono essere trattati con la risonanza magnetica MBST.


I vantaggi della risonanza magnetica MBST nei casi di osteoartrite in sintesi:
Nessun intervento chirurgico
Nessuna infusione endovenosa
Nessuna iniezione
Nessun farmaco
Nessun effetto collaterale o interazione
Nessuna radiazione
Trattamento privo di dolore e stress
Confermato scientificamente [9]
Qualità certificata TUEV
Più di 1.000.000 di ore di trattamento
[1] Buckwalter et al. 2005, Articular Cartilage and Osteoarthritis, Instr Course Lect 54, 465–480 · [2] Martinek et al. 2003, Deutsche Zeitschrift für Sportmedizin, 54/6 · [3] RKI und DESTATIS 2015, Häufigste Operationen in Deutschland · [4] https://www.aerzteblatt.de/nachrichten/83545/Jeder-fuenfte-Patient-mit-seiner-Knie endoprothese-nicht-zufrieden (17.11.2017) · [5] Wang et al. 2015, Osteoarthritis and Cartilage 23, 22–30 · [6] Temiz Artmann et al. 2005, Methods and Findings in Experimental and Clinical Pharmacology, 27(6),391–394 · [7] Melzer et al. 2003, Fachkrankenhaus für Orthopädie · [8] Steinecker-Frohnwieser et al. 2014, Journal of Orthopedics and Rheumatology 9/2014 · [9] Kullich/Melzer 2019, Scientific evaluation of the MBST Magnetic Resonance Technology regarding the therapeutic potential and proof of clinical efficacy

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